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Ristoranti a Parma

Dove si mangia a Parma: il Prosciutto e il Parmigiano DOP, il culatello di Zibello, gli anolini in brodo e la torta fritta.

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Il catalogo copre per ora Pistoia e Prato, e si allarga una provincia alla volta. Può anche darsi che questa città da noi si chiami in un altro modo: prova a cercarla per nome.

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Mangiare a Parma

Parma è una città che vive di due denominazioni e le mangia tutti i giorni.

I due nomi

  • Prosciutto di Parma DOP — stagionato sulle colline a sud della città, dove il vento asciuga;
  • Parmigiano Reggiano DOP — questa è una delle province di produzione, e la differenza fra ventiquattro, trentasei e quarantotto mesi si sente e si ordina.

La Bassa

Lungo il Po si fa il Culatello di Zibello DOP, che vuole la nebbia delle cantine di golena: è il salume più caro e più fragile di questa terra, e si affetta a mano.

A tavola

  • Anolini in brodo — il ripieno è di stracotto, e sono il primo delle feste;
  • Tortelli d'erbetta, di ricotta e bietola, col burro e il formaggio;
  • Torta fritta (qui si chiama così, non gnocco fritto) coi salumi;
  • Cavallo pesto e picaja, per chi vuole la parte meno turistica del menu.

Nel bicchiere, i Colli di Parma: Malvasia e Lambrusco, frizzanti tutti e due.

Orari e giorni di chiusura cambiano: quelli che leggi sulle schede arrivano da fonti pubbliche e possono essere vecchi. Dove il locale conferma i tavoli con noi, la disponibilità che vedi è quella vera.

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Se stasera ci si sposta di pochi chilometri.